Ognissanti – in ricordo dei defunti

Introduzione:
Arriva novembre e con esso il momento in cui i nostri cimiteri si illuminano di centinaia di candele.
La Festa dei Defunti: il giorno in cui ricordiamo coloro che non sono più tra noi.
E proprio in questi tempi frenetici, questo momento assume un significato particolare. Ci fermiamo un attimo, facciamo silenzio e ci rendiamo conto che la nostra stessa vita è legata a quella delle persone che ci hanno preceduto.

Riflessione:
Quando accendiamo una candela sulla tomba di una persona a cui volevamo bene, in realtà facciamo qualcosa di molto semplice. Con questo gesto diciamo: «Non vi abbiamo dimenticato». Ricordiamo il volto. La voce. La risata. La persona.... Una frase che ripeteva spesso. Oppure una piccola cosa: ad esempio, come beveva il caffè, come sorrideva o il modo in cui apriva le porte.
E poi, come per miracolo, ci rendiamo conto che quella persona, che non è più tra noi, ci è di nuovo molto vicina.
Il ricordo è davvero una cosa speciale. Il tempo scorre, le persone se ne vanno, ma i momenti rimangono dentro di noi.
E grazie a essi i nostri cari continuano a vivere in noi, nella nostra vita. Rimane ciò che ci hanno insegnato, ciò che ci hanno trasmesso e anche ciò che abbiamo vissuto insieme.
La Festa dei Defunti, quindi, non deve essere solo un giorno di tristezza. Deve essere anche un giorno di gratitudine. Gratitudine per aver potuto incontrare una persona del genere. Per aver potuto trascorrere del tempo insieme a lui.
E di gratitudine per tutto il bene che ci ha lasciato nella nostra vita.
E forse anche per le cose che non siamo riusciti a dirgli mentre era in vita.
Quando ci troviamo davanti alla tomba, non è necessario avere pronte parole altisonanti. A volte basta semplicemente fermarsi un attimo. Tacere e ricordare. E accendere una candela. Accendere una luce non solo sulla tomba, ma anche dentro di noi.
Per un cristiano, questa giornata assume una dimensione ancora più profonda. La morte non è intesa come la fine definitiva dell’uomo. Il ricordo si unisce quindi alla preghiera e alla speranza che la vita dell’uomo continui presso Dio. Ma a prescindere dal modo in cui ciascuno vive la propria fede, una cosa rimane comune a tutti.
L’uomo ha bisogno di ricordare. Ha bisogno di sapere da dove proviene. Ha bisogno di ricordare le persone grazie alle quali oggi è ciò che è.
E forse proprio per questo è bene che ci sia un momento nell’anno in cui ci fermiamo un po’ e dedichiamo loro la nostra attenzione. Perché finché ricordiamo una persona, per noi non è del tutto scomparsa.
Vive nei nostri ricordi. Nelle nostre parole. Nei nostri gesti.
E in tutto il bene che abbiamo ricevuto da lui.

In conclusione:
cari ascoltatori, se in questi giorni passerete davanti a un cimitero, provate a fermarvi un attimo. Accendete una candela per qualcuno che ricordate.

E non c’è nemmeno bisogno di dire nulla. Basta ricordarlo.
Il volto, la voce, il sorriso o un semplice momento che avete trascorso insieme.
E nel vostro cuore direte solo due parole: «Grazie. Non dimentico».

E questa è poi la preghiera più bella e sincera.

Autore: Mgr. Miroslav Lindovský
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